Articolo,  Frammenti di civiltà perdute

Il Natale dei Romani

Un Natale, tanti Natali

La parola “Natale” viene dal latino (dies) natalis giorno della nascita”; la parola natalis è a sua volta composta dalla parola natus,-a,-um “nato/a”, participio perfetto del verbo nasci “nascere”, e il suffisso ­alis, che indica appartenenza. Il dies natalis era dunque per i Romani il compleanno. E i Romani festeggiavano molti “Natali”, soprattutto nei giorni della nascita dei loro dei. Fu poi con i cristiani che la parola ottenne un significato molto specifico: Christi natalem “il giorno della nascita di Cristo”. Da qui poi la parola Natale o parole affini sono passate in tutte le lingue neolatine ad indicare la festa. Da natalem viene l’italiano Natale, il francese Noël, il portoghese Natal e il provenzale e occitano Nadal, mentre da Nativitatem “natività” viene lo spagnolo Navidad, per quanto riguarda il rumeno, invece, l’etimologia di Craciun è dibattuta, ma alcuni studiosi la fanno risalire al latino creationem “creazione” (nel senso di “nascita”, significato attestato anche in altre lingue di derivazione latina, come il napoletano creatura “figlio”). Le altre lingue europee, com’è prevedibile, hanno altre etimologie. Giusto a titolo d’esempio cito il greco Χριστούγεννα [Christùghenna], che ha un significato affine alle lingue romanze e significa letteralmente “nascita di Cristo”, l’inglese Christmas, che unisce Christ “Cristo” e mass “messa”, letteralmente “la messa in onore di Cristo”, e il tedesco Weihnachten “notte santa”.

I Saturnali

I Romani, però, festeggiavano in questo periodo una festa, i Saturnali (in latino Saturnalia). La maggior parte delle notizie che abbiamo sui Saturnali derivano da Macrobio che scrisse i Saturnalia (composto nella prima metà del V sec.), in 7 libri, ma l’ultimo è incompleto. Macrobio immagina di tenere un simposio proprio durante i Saturnali, in cui si discute di vari e disparati argomenti e il libro I è dedicato tutto alla spiegazione dei Saturnali e della loro origine. 

I Saturnali sono una festa molto antica dedicata, come dice il nome stesso, al dio Saturno, una divinità autoctona del Lazio, ma già da tempi antichi assimilata al dio greco Chronos. Saturno era una divinità infera e si pensava che in inverno uscisse dal sottosuolo e vagasse per il mondo. Si dovevano dunque organizzare delle feste in suo onore e banchetti e offrirgli dei doni per propiziarlo a tornare sottoterra e favorire i raccolti nella bella stagione. Le feste avevano una durata molto lunga, l’imperatore Domiziano, che regnò dall’81 al 96 d.C., avrebbe fissato i giorni della festa, dal 17 al 23 dicembre. Il vero giorno di festa (dies festus) era il 17, mentre gli altri erano dies feriati, giorni feriali, non lavorativi. 

Questo giorno di festa rappresentava uno stravolgimento e rovesciamento dell’ordine sociale. Agli schiavi era permesso di mangiare e venir serviti dai padroni e molte altre licenze che non erano possibili in altri giorni. Questo rovesciamento richiamava l’età dell’oro, età in cui il dio Saturno regnava sulla terra e non esistevano lavori, fatiche e dolori. Il rovesciamento dell’ordine sociale convenzionale, inoltre, aveva una funzione ben precisa: sciogliere le tensioni della società e ricominciare l’anno con un ordine rinnovato, in un certo senso rispecchiando il nuovo ordine celeste che Zeus/Giove aveva dato al mondo una volta preso il potere.

El-Gabal: il dio Sole imbattuto

A questa festa s’innestò la festa del Sol Invictus “il dio Sole imbattuto”, una divinità orientale portata a romana nel III sec. d.C. e che ebbe un’enorme spinta da parte dell’imperatore Eliogabalo, al potere dal 218 fino al 222, che proprio per questo culto prese il nome con cui è conosciuto, il Sol Invictus era anche conosciuto come El-Gabal. Questi erano anni in cui la religione tradizionale romana, entrata in crisi già da tempo, veniva messa in secondo piano e i sudditi dell’impero cercavano una nuova spiritualità, spesso rivolgendosi alle religioni salvifiche provenienti dall’oriente. Assimilare la festa del Sol Invictus alla festa di Saturno serviva a darle maggiore autorità, ma è anche vero che una sola fonte indica che questa festa fosse tenuta il 25 dicembre, il Cronografo del 354, un calendario illustrato relativo all’anno 354 d.C. (l’editto di Milano, con cui l’imperatore Costantino lascia la libertà di culto ai cristiani è del 313 d.C. Invece l’editto di Tessalonica, promulgato dagli imperatori Graziano, Valentiniano II e Teodosio I, che sancirono il cristianesimo religione di stato e proibivano l’arianesimo e i culti pagani, risale al 380 d.C.), ed è anche una delle fonti più antiche che segnala che il Natale venisse celebrato proprio il 25 dicembre.

Cristianesimo

I Cristiani, infatti, fissarono il Natale il 25 dicembre per soppiantare così le antiche festività pagane. Ma forse c’erano dietro anche motivazioni più tradizionali, visto che i Saturnali erano viste come la festa che concludeva un ciclo, quello annuale, e prefigurava la rinascita, inoltre era anche la festa in cui le differenze tra schiavi e padroni venivano annullate, in un certo senso replicando sulla terra la visione di Dio. Inoltre, erano legittimati a collocare un giorno così importante da celebrare dove volevano. Effettivamente il giorno preciso della nascita di Gesù non viene mai menzionato nei vangeli, né nei due vangeli canonici che parlano dell’annunciazione e nascita di Cristo, il vangelo secondo Marco e quello di Luca, né nei testi apocrifi, come il protovangelo di Giacomo. Alcuni studiosi moderni ritengono che la nascita non possa essere avvenuta d’inverno, per via dell’episodio dell’adorazione dei pastori (Lc. 2,8-20), in cui si dice che sorvegliano gli armenti durante la notte, cosa difficile in inverno per via del freddo eccessivo.

Comunque siano andate le cose la fine di dicembre ha sempre avuto un importante significato per l’uomo occidentale, un significato antichissimo che trascende i secoli, le culture e i credi. È la fine di un tempo e l’apertura verso un futuro di speranza e rinascita, e si spera più brillante.

*L’immagine in copertina è  Il convivio degli dei, di Andrea Boscoli, 1592.

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